Centro Educativo Didattico Ricreativo
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Mal di primavera dei bambini

Il mal di primavera dei bambini si configura come la messa in atto di comportamenti che è bene saper riconoscere, in modo da non considerarli dei semplici capricci. D’altronde bisogna considerare che la primavera è un periodo di passaggio che può provocare un certo disagio. Mentre gli adulti riescono a superarlo più facilmente, i bambini spesso incorrono in alcuni elementi come stanchezza, inappetenza, sonnolenza o insonnia, nervosismo e irritabilità. Si tratta quindi di malesseri che accompagno l’arrivo della bella stagione. Vediamo come affrontare il problema.

Condurre un’alimentazione regolare

E’ bene che in primavera per il bambino si predisponga un’alimentazione regolare, in modo che la sua dieta sia particolarmente ricca di frutta e verdura. Frutta e verdura sono ideali per sentirci bene. Da non trascurare sono le uova, il pesce, la carne, i cereali, lo yogurt e i formaggi freschi. Se il bambino manifesta una certa inappetenza, è opportuno aiutarlo a mantenere la regolarità nei pasti. Certamente i più piccoli non vanno forzati, ma è bene non dare loro troppe merendine o dolcetti in abbondanza. Bisogna infatti ricordare che un regime alimentare basato su troppi zuccheri può portare all’obesità.

Gli spuntini per i più piccoli

Spesso i bambini possono richiedere degli spuntini. In questi casi è meglio scegliere degli alimenti adatti. Ecco qualche consiglio per le mamme. Si possono preparare dei composti di latte, yogurt e frutta secca, che sono ideali per fornire al bambino quell’energia di cui manca in questo periodo dell’anno. Le tradizionali merendine possono essere sostituite ad esempio da una mela col miele, che riesce a garantire un adeguato apporto di vitamine. Anche i dolci in casa vanno bene.

 

Il gelato invece è meglio riservarlo per la sostituzione della cena.

Dedicare più tempo al riposo

Spesso i bambini sono stanchi in primavera, già al mattino fanno fatica ad alzarsi, possono essere apatici e non trovare la giusta concentrazione. L’umore può essere più soggetto a degli sbalzi. Per ovviare a questi inconvenienti è bene ricordarsi che è opportuno dedicare più tempo al riposo. E’ importante anche riuscire a dormire bene. Si deve dormire almeno per 8 / 9 ore ogni notte e a volte gli si può concedere anche un’ora di sonno in più. In alternativa è bene eliminare qualche impegno, per alleggerire la giornata o aiutarlo a rilassarsi in casa senza far niente, evitando però anche televisione e videogiochi.

Il tempo libero

Nel tempo libero è opportuno uscire all’aria aperta, per prendere il sole e favorire la produzione di vitamina D. E’ importante concedere qualche tempo anche all’esercizio fisico.

 

 

 

 

Il decalogo degli errori di grammatica più comuni

 

 

 

erroriLa lingua italiana, celebrata da poeti ed artisti, è considerata dagli studenti tra le più complicate e difficili a causa della sua struttura grammaticale.

Tra neologismi e parole prese in prestito dall’inglese, rimangono ancora dubbi sul corretto utilizzo di tantissime parole ed espressioni e sulla loro corretta trascrizione.
Skuola.net, il portale dedicato agli studenti, in occasione della seconda Giornata Pro Grammatica di venerdì 17 ottobre, ha stilato una classifica degli errori più comuni trai ragazzi dell’ultimo anno delle scuole superiori.
Ad essere “interrogati” circa 1400 studenti.

Ecco la classifica:

  • 1 su 3 sbaglia la grafia di “qual è”
  • 1 su 10 usa l’apostrofo con l’articolo indeterminativo maschile
  • 1 su 10 non usa l’apostrofo con l’articolo indeterminativo femminile
  • 1 su 10 scrive “c’è ne sono”
  • 1 su 6 scrive sufficente
  • 1 su 2 scrive cosa al posto del più corretto che cosa
  • 1 su 3 scrive sè stesso
  • 5% scriverebbe «pultroppo»
  • 4% scrive «a me mi piace »
  • 2% scrive propio                                                                                                                                                                                                                                            

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Creatività e Cultura

 

Cultura e Creatività: ecco dove si concentrerà il futuro occupazionale della nuova generazione.

Cultura e creatività  rappresentano le competenze su cui puntare per ridare slancio al nostro Paese e per offrire alle giovani generazioni nuove opportunità in termini di occupazione. A rivelarlo gli ultimi dati di Unioncamere.

Un modo brillante per uscire dalla crisi in Italia c’è. A rivelarlo sono i dati sull’export, quelli sulle professioni maggiormente richieste dalle imprese negli ultimi anni, nonché i dati relativi al PIL e all’occupazione generata nel nostro Paese.
 

Dati, statistiche e report  raccolti ed elaborati  in numerosi documenti da Unioncamere e dalla Fondazione Symbola di concerto con il Ministero del Lavoro : dall’”Italia che verrà” del 2012, all’Italia di oggi, fotografata nel report “Io sono Cultura”,  all’Italia del futuro, protagonista dell’ultima ricerca “Greenitaly: nutrire il futuro”.
 

E leggendo questi dati appare chiaro che cultura e creatività  rappresentano, senza dubbio,  le competenze su cui puntare per ridare slancio al nostro Paese, per offrire alle giovani generazioni nuove opportunità in termini di occupazione e rispondere concretamente al gap tra domanda e offerta di lavoro.
 

Se, infatti, il lavoro per la maggior parte dei giovani sembra ormai un orizzonte lontano è pur vero che nel 2012 ben 22 posizioni su 100 di professioni creative e culturali, tra cui l’operatore audio video, sono rimaste “vacanti” perché le imprese hanno ritenuto i candidati di difficile reperimento. (Excelsior, 2012)
 

Se poi ci spostiamo al 2013 gli “introvabili” diventano 47 mila. E fra gli indirizzi di diploma più difficili da reperire per le imprese troviamo quello agrario- alimentare.
 

Ma perché parlare di agricoltura a proposito di cultura e creatività?. Cos’è la cultura unita alla creatività? E cosa si intende per professioni culturali e creative?
 

A rispondere a queste due domande è  il report di Unioncamere “Cultura e Creatività: gli sbocchi di lavoro per i giovani” che identifica la cultura e la creatività con “quel bagaglio tecnico necessario in modo particolare ai giovani per affermarsi nel mondo del lavoro”.
 

Un bagaglio che al suo interno contiene competenze tecniche, creatività progettuale ed imprenditoriale, originalità e talento. Perché - sostiene la Fondazione Symbola la cultura – ha nuove e impreviste contaminazioni. E le professioni culturali e creative non sono più confinate in uno spazio ben definito ma vanno dai designer ai piccoli artigiani, dai creativi agli smanettoni fino ai contadini.
 

Appare subito chiaro che cultura non è un concetto che rimanda necessariamente all’idea di passato. La cultura si identifica, piuttosto, con il  progresso, l’innovazione, la  valorizzazione della tradizione, la sostenibilità, il Made in Italy  e l’eccellenza italiana, e quindi con il presente ed il futuro del nostro Paese.
 

Ora se abbandoniamo per un attimo il disfattismo con cui siamo abituati a parlare dell’Italia diventa più facile guardare con occhi più obiettivi al nostro Paese. Assumere una posizione negativa non è un atteggiamento costruttivo per le nuove generazioni: non gli indica quali obiettivi concreti raggiungere e quali strade seguire ma contribuisce a creare quel sentimento di apatia diffuso  che “paralizza”i giovani.
 

Quindi, con dati e cifre alla mano raccontiamo ai giovani quali sono i settori più dinamici e produttivi del nostro Paese e quali competenze iniziare a costruire oggi per entrare nel mercato del lavoro domani, affinché non esistano più posti di lavoro rimasti “vuoti” per carenza di candidati o per inadeguatezza della preparazione. Ma all’opposto, giovani dotati di competenze tecniche, creative e progettuali in grado di contribuire a quella parte d’Italia che funziona benissimo e porta all’estero il nome di “Made in Italy”.

 

http://www.innovazioneterziario.it/articoli/ecco-il-futuro-occupazionale-della-nuova-generazione

Cultura e Creatività: ecco dove si concentrerà il futuro occupazionale della nuova generazione.


Cultura e creatività  rappresentano le competenze su cui puntare per ridare slancio al nostro Paese e per offrire alle giovani generazioni nuove opportunità in termini di occupazione. A rivelarlo gli ultimi dati di Unioncamere.


Un modo brillante per uscire dalla crisi in Italia c’è. A rivelarlo sono i dati sull’export, quelli sulle professioni maggiormente richieste dalle imprese negli ultimi anni, nonché i dati relativi al PIL e all’occupazione generata nel nostro Paese.
 

Dati, statistiche e report  raccolti ed elaborati  in numerosi documenti da Unioncamere e dalla Fondazione Symbola di concerto con il Ministero del Lavoro : dall’”Italia che verrà” del 2012, all’Italia di oggi, fotografata nel report “Io sono Cultura”,  all’Italia del futuro, protagonista dell’ultima ricerca “Greenitaly: nutrire il futuro”.
 

E leggendo questi dati appare chiaro che cultura e creatività  rappresentano, senza dubbio,  le competenze su cui puntare per ridare slancio al nostro Paese, per offrire alle giovani generazioni nuove opportunità in termini di occupazione e rispondere concretamente al gap tra domanda e offerta di lavoro.
 

Se, infatti, il lavoro per la maggior parte dei giovani sembra ormai un orizzonte lontano è pur vero che nel 2012 ben 22 posizioni su 100 di professioni creative e culturali, tra cui l’operatore audio video, sono rimaste “vacanti” perché le imprese hanno ritenuto i candidati di difficile reperimento. (Excelsior, 2012)
 

Se poi ci spostiamo al 2013 gli “introvabili” diventano 47 mila. E fra gli indirizzi di diploma più difficili da reperire per le imprese troviamo quello agrario- alimentare.
 

Ma perché parlare di agricoltura a proposito di cultura e creatività?. Cos’è la cultura unita alla creatività? E cosa si intende per professioni culturali e creative?
 

A rispondere a queste due domande è  il report di Unioncamere “Cultura e Creatività: gli sbocchi di lavoro per i giovani” che identifica la cultura e la creatività con “quel bagaglio tecnico necessario in modo particolare ai giovani per affermarsi nel mondo del lavoro”.
 

Un bagaglio che al suo interno contiene competenze tecniche, creatività progettuale ed imprenditoriale, originalità e talento. Perché - sostiene la Fondazione Symbola la cultura – ha nuove e impreviste contaminazioni. E le professioni culturali e creative non sono più confinate in uno spazio ben definito ma vanno dai designer ai piccoli artigiani, dai creativi agli smanettoni fino ai contadini.
 

Appare subito chiaro che cultura non è un concetto che rimanda necessariamente all’idea di passato. La cultura si identifica, piuttosto, con il  progresso, l’innovazione, la  valorizzazione della tradizione, la sostenibilità, il Made in Italy  e l’eccellenza italiana, e quindi con il presente ed il futuro del nostro Paese.
 

Ora se abbandoniamo per un attimo il disfattismo con cui siamo abituati a parlare dell’Italia diventa più facile guardare con occhi più obiettivi al nostro Paese. Assumere una posizione negativa non è un atteggiamento costruttivo per le nuove generazioni: non gli indica quali obiettivi concreti raggiungere e quali strade seguire ma contribuisce a creare quel sentimento di apatia diffuso  che “paralizza”i giovani.
 

Quindi, con dati e cifre alla mano raccontiamo ai giovani quali sono i settori più dinamici e produttivi del nostro Paese e quali competenze iniziare a costruire oggi per entrare nel mercato del lavoro domani, affinché non esistano più posti di lavoro rimasti “vuoti” per carenza di candidati o per inadeguatezza della preparazione. Ma all’opposto, giovani dotati di competenze tecniche, creative e progettuali in grado di contribuire a quella parte d’Italia che funziona benissimo e porta all’estero il nome di “Made in Italy”.

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Cultura e Creatività: ecco dove si concentrerà il futuro occupazionale della nuova generazione.


Cultura e creatività  rappresentano le competenze su cui puntare per ridare slancio al nostro Paese e per offrire alle giovani generazioni nuove opportunità in termini di occupazione. A rivelarlo gli ultimi dati di Unioncamere.


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E leggendo questi dati appare chiaro che cultura e creatività  rappresentano, senza dubbio,  le competenze su cui puntare per ridare slancio al nostro Paese, per offrire alle giovani generazioni nuove opportunità in termini di occupazione e rispondere concretamente al gap tra domanda e offerta di lavoro.
 

Se, infatti, il lavoro per la maggior parte dei giovani sembra ormai un orizzonte lontano è pur vero che nel 2012 ben 22 posizioni su 100 di professioni creative e culturali, tra cui l’operatore audio video, sono rimaste “vacanti” perché le imprese hanno ritenuto i candidati di difficile reperimento. (Excelsior, 2012)
 

Se poi ci spostiamo al 2013 gli “introvabili” diventano 47 mila. E fra gli indirizzi di diploma più difficili da reperire per le imprese troviamo quello agrario- alimentare.
 

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A rispondere a queste due domande è  il report di Unioncamere “Cultura e Creatività: gli sbocchi di lavoro per i giovani” che identifica la cultura e la creatività con “quel bagaglio tecnico necessario in modo particolare ai giovani per affermarsi nel mondo del lavoro”.
 

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Appare subito chiaro che cultura non è un concetto che rimanda necessariamente all’idea di passato. La cultura si identifica, piuttosto, con il  progresso, l’innovazione, la  valorizzazione della tradizione, la sostenibilità, il Made in Italy  e l’eccellenza italiana, e quindi con il presente ed il futuro del nostro Paese.
 

Ora se abbandoniamo per un attimo il disfattismo con cui siamo abituati a parlare dell’Italia diventa più facile guardare con occhi più obiettivi al nostro Paese. Assumere una posizione negativa non è un atteggiamento costruttivo per le nuove generazioni: non gli indica quali obiettivi concreti raggiungere e quali strade seguire ma contribuisce a creare quel sentimento di apatia diffuso  che “paralizza”i giovani.
 

Quindi, con dati e cifre alla mano raccontiamo ai giovani quali sono i settori più dinamici e produttivi del nostro Paese e quali competenze iniziare a costruire oggi per entrare nel mercato del lavoro domani, affinché non esistano più posti di lavoro rimasti “vuoti” per carenza di candidati o per inadeguatezza della preparazione. Ma all’opposto, giovani dotati di competenze tecniche, creative e progettuali in grado di contribuire a quella parte d’Italia che funziona benissimo e porta all’estero il nome di “Made in Italy”.

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Cultura e creatività  rappresentano le competenze su cui puntare per ridare slancio al nostro Paese e per offrire alle giovani generazioni nuove opportunità in termini di occupazione. A rivelarlo gli ultimi dati di Unioncamere.


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E leggendo questi dati appare chiaro che cultura e creatività  rappresentano, senza dubbio,  le competenze su cui puntare per ridare slancio al nostro Paese, per offrire alle giovani generazioni nuove opportunità in termini di occupazione e rispondere concretamente al gap tra domanda e offerta di lavoro.
 

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Appare subito chiaro che cultura non è un concetto che rimanda necessariamente all’idea di passato. La cultura si identifica, piuttosto, con il  progresso, l’innovazione, la  valorizzazione della tradizione, la sostenibilità, il Made in Italy  e l’eccellenza italiana, e quindi con il presente ed il futuro del nostro Paese.
 

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Quindi, con dati e cifre alla mano raccontiamo ai giovani quali sono i settori più dinamici e produttivi del nostro Paese e quali competenze iniziare a costruire oggi per entrare nel mercato del lavoro domani, affinché non esistano più posti di lavoro rimasti “vuoti” per carenza di candidati o per inadeguatezza della preparazione. Ma all’opposto, giovani dotati di competenze tecniche, creative e progettuali in grado di contribuire a quella parte d’Italia che funziona benissimo e porta all’estero il nome di “Made in Italy”.

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E leggendo questi dati appare chiaro che cultura e creatività  rappresentano, senza dubbio,  le competenze su cui puntare per ridare slancio al nostro Paese, per offrire alle giovani generazioni nuove opportunità in termini di occupazione e rispondere concretamente al gap tra domanda e offerta di lavoro.
 

Se, infatti, il lavoro per la maggior parte dei giovani sembra ormai un orizzonte lontano è pur vero che nel 2012 ben 22 posizioni su 100 di professioni creative e culturali, tra cui l’operatore audio video, sono rimaste “vacanti” perché le imprese hanno ritenuto i candidati di difficile reperimento. (Excelsior, 2012)
 

Se poi ci spostiamo al 2013 gli “introvabili” diventano 47 mila. E fra gli indirizzi di diploma più difficili da reperire per le imprese troviamo quello agrario- alimentare.
 

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Appare subito chiaro che cultura non è un concetto che rimanda necessariamente all’idea di passato. La cultura si identifica, piuttosto, con il  progresso, l’innovazione, la  valorizzazione della tradizione, la sostenibilità, il Made in Italy  e l’eccellenza italiana, e quindi con il presente ed il futuro del nostro Paese.
 

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E leggendo questi dati appare chiaro che cultura e creatività  rappresentano, senza dubbio,  le competenze su cui puntare per ridare slancio al nostro Paese, per offrire alle giovani generazioni nuove opportunità in termini di occupazione e rispondere concretamente al gap tra domanda e offerta di lavoro.
 

Se, infatti, il lavoro per la maggior parte dei giovani sembra ormai un orizzonte lontano è pur vero che nel 2012 ben 22 posizioni su 100 di professioni creative e culturali, tra cui l’operatore audio video, sono rimaste “vacanti” perché le imprese hanno ritenuto i candidati di difficile reperimento. (Excelsior, 2012)
 

Se poi ci spostiamo al 2013 gli “introvabili” diventano 47 mila. E fra gli indirizzi di diploma più difficili da reperire per le imprese troviamo quello agrario- alimentare.
 

Ma perché parlare di agricoltura a proposito di cultura e creatività?. Cos’è la cultura unita alla creatività? E cosa si intende per professioni culturali e creative?
 

A rispondere a queste due domande è  il report di Unioncamere “Cultura e Creatività: gli sbocchi di lavoro per i giovani” che identifica la cultura e la creatività con “quel bagaglio tecnico necessario in modo particolare ai giovani per affermarsi nel mondo del lavoro”.
 

Un bagaglio che al suo interno contiene competenze tecniche, creatività progettuale ed imprenditoriale, originalità e talento. Perché - sostiene la Fondazione Symbola la cultura – ha nuove e impreviste contaminazioni. E le professioni culturali e creative non sono più confinate in uno spazio ben definito ma vanno dai designer ai piccoli artigiani, dai creativi agli smanettoni fino ai contadini.
 

Appare subito chiaro che cultura non è un concetto che rimanda necessariamente all’idea di passato. La cultura si identifica, piuttosto, con il  progresso, l’innovazione, la  valorizzazione della tradizione, la sostenibilità, il Made in Italy  e l’eccellenza italiana, e quindi con il presente ed il futuro del nostro Paese.
 

Ora se abbandoniamo per un attimo il disfattismo con cui siamo abituati a parlare dell’Italia diventa più facile guardare con occhi più obiettivi al nostro Paese. Assumere una posizione negativa non è un atteggiamento costruttivo per le nuove generazioni: non gli indica quali obiettivi concreti raggiungere e quali strade seguire ma contribuisce a creare quel sentimento di apatia diffuso  che “paralizza”i giovani.
 

Quindi, con dati e cifre alla mano raccontiamo ai giovani quali sono i settori più dinamici e produttivi del nostro Paese e quali competenze iniziare a costruire oggi per entrare nel mercato del lavoro domani, affinché non esistano più posti di lavoro rimasti “vuoti” per carenza di candidati o per inadeguatezza della preparazione. Ma all’opposto, giovani dotati di competenze tecniche, creative e progettuali in grado di contribuire a quella parte d’Italia che funziona benissimo e porta all’estero il nome di “Made in Italy”.

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Dati, statistiche e report  raccolti ed elaborati  in numerosi documenti da Unioncamere e dalla Fondazione Symbola di concerto con il Ministero del Lavoro : dall’”Italia che verrà” del 2012, all’Italia di oggi, fotografata nel report “Io sono Cultura”,  all’Italia del futuro, protagonista dell’ultima ricerca “Greenitaly: nutrire il futuro”.
 

E leggendo questi dati appare chiaro che cultura e creatività  rappresentano, senza dubbio,  le competenze su cui puntare per ridare slancio al nostro Paese, per offrire alle giovani generazioni nuove opportunità in termini di occupazione e rispondere concretamente al gap tra domanda e offerta di lavoro.
 

Se, infatti, il lavoro per la maggior parte dei giovani sembra ormai un orizzonte lontano è pur vero che nel 2012 ben 22 posizioni su 100 di professioni creative e culturali, tra cui l’operatore audio video, sono rimaste “vacanti” perché le imprese hanno ritenuto i candidati di difficile reperimento. (Excelsior, 2012)
 

Se poi ci spostiamo al 2013 gli “introvabili” diventano 47 mila. E fra gli indirizzi di diploma più difficili da reperire per le imprese troviamo quello agrario- alimentare.
 

Ma perché parlare di agricoltura a proposito di cultura e creatività?. Cos’è la cultura unita alla creatività? E cosa si intende per professioni culturali e creative?
 

A rispondere a queste due domande è  il report di Unioncamere “Cultura e Creatività: gli sbocchi di lavoro per i giovani” che identifica la cultura e la creatività con “quel bagaglio tecnico necessario in modo particolare ai giovani per affermarsi nel mondo del lavoro”.
 

Un bagaglio che al suo interno contiene competenze tecniche, creatività progettuale ed imprenditoriale, originalità e talento. Perché - sostiene la Fondazione Symbola la cultura – ha nuove e impreviste contaminazioni. E le professioni culturali e creative non sono più confinate in uno spazio ben definito ma vanno dai designer ai piccoli artigiani, dai creativi agli smanettoni fino ai contadini.
 

Appare subito chiaro che cultura non è un concetto che rimanda necessariamente all’idea di passato. La cultura si identifica, piuttosto, con il  progresso, l’innovazione, la  valorizzazione della tradizione, la sostenibilità, il Made in Italy  e l’eccellenza italiana, e quindi con il presente ed il futuro del nostro Paese.
 

Ora se abbandoniamo per un attimo il disfattismo con cui siamo abituati a parlare dell’Italia diventa più facile guardare con occhi più obiettivi al nostro Paese. Assumere una posizione negativa non è un atteggiamento costruttivo per le nuove generazioni: non gli indica quali obiettivi concreti raggiungere e quali strade seguire ma contribuisce a creare quel sentimento di apatia diffuso  che “paralizza”i giovani.
 

Quindi, con dati e cifre alla mano raccontiamo ai giovani quali sono i settori più dinamici e produttivi del nostro Paese e quali competenze iniziare a costruire oggi per entrare nel mercato del lavoro domani, affinché non esistano più posti di lavoro rimasti “vuoti” per carenza di candidati o per inadeguatezza della preparazione. Ma all’opposto, giovani dotati di competenze tecniche, creative e progettuali in grado di contribuire a quella parte d’Italia che funziona benissimo e porta all’estero il nome di “Made in Italy”.

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Grasso: "L'Italia spende poco e male per l'istruzione, bisogna investire di più"

 

 

Nella spesa pubblica per l'istruzione e la formazione "l'Italia spende poco, e forse anche male. Ma la spesa pubblica in istruzione e cultura non è un costo, bensì il più redditizio degli investimenti". Lo ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso intervenendo a Palazzo Giustiniani, al convegno intitolato "La memoria e l'immagine. La scuola". "Proprio in una situazione difficile per la finanza pubblica come quella attuale, bisogna avere il coraggio di guardare al futuro, perché la spesa pubblica per l'istruzione è un investimento nel capitale umano del Paese - ha aggiunto -. Per questo i miei complimenti vanno al presidente Letta e al ministro Carrozza che qualche settimana fa hanno annunciato l'approvazione di un Decreto Legge che vale - attenzione: "vale", non "costa" - 400 milioni di euro".

Combattere il dramma della dispersione scolastica - Grasso ha insistito sul valore dell'istruzione: "Lo studio, l'apprendimento, talvolta vi sembreranno faticosi, talvolta noiosi, ma l'istruzione e la cultura sono l'unico bene davvero vostro - ha detto rivolgendosi agli studenti -, qualcosa di cui nessuno mai potrà privarvi e che sarà per sempre la vostra principale risorsa. Non si deve mai smettere di studiare, di apprendere, di aggiornare le proprie competenze".

Dall’istruzione al lavoro - "Non importa quale strada sceglierete nella vita, di quali settori vi occuperete, quale lavoro svolgerete - ha aggiunto -: quel che avrete appreso vi sarà utile, indispensabile, in qualsiasi attività, sia nella vita personale, sia in quella professionale". "Se la sfida dell'alfabetizzazione, tipica dello scorso secolo, è stata superata, o quasi, quella della conoscenza non è ancora completamente vinta - ha concluso -. Ancora oggi il drammatico fenomeno della dispersione scolastica interessa, purtroppo, quasi 2 ragazzi italiani su 10. Un ragazzo che abbandona la scuola oggi sarà un adulto che domani avrà grandi difficoltà per costruire la propria vita".

 
Fonte: www.tiscali.it

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